Libera Scuola del Festival dei Matti-terzo incontro. La cura ai tempi dell’afasia. Gli schemi del colonialismo e le parole del possibile. Sabato 8 e domenica 9 novembre, Museo M9 Museo del novecento. Mestre

“Accettare la proposta decoloniale: uscire di casa coi calzini spaiati, calpestare la ragione cartesiana.” R. Borghi, Decoloianità e privilegio,, Meltemi

 

 

   

sabato 8 e domenica 9 novembre
La cura ai tempi dell’afasia
Gli schemi del colonialismo e le parole del possibile.
con Marina Cielo, Stefano Galeazzi, Alessia Mongelli

Questo incontro nasce dal desiderio di esplorare i legami che intrecciano le vicende coloniali, le esperienze personali e le pratiche di cura. Il colonialismo non è un evento lontano, ma un sistema che ha lasciato segni profondi e duraturi, le cui tracce si ritrovano nelle vite e nelle relazioni che intessiamo con i corpi, con i linguaggi e con le istituzioni delle società che abitiamo. Eppure, spesso manca la capacità di nominare questa presenza: non si tratta di una semplice dimenticanza, ma di ciò che Ann Laura Stoler chiama afasia coloniale. Non una malattia, ma una condizione politica ed epistemica: l’incapacità di nominare e articolare il legame tra colonialismo e presente.
L’afasia coloniale non è solo silenzio, ma anche confusione, disagio, ambiguità: un “prurito concettuale” che sta a metà tra una conoscenza parziale e un’attiva dissociazione tra sapere e non sapere che segnala nodi irrisolti e ci invita a ripensare ciò che appare universale.
La cura e le sue pratiche sono ambiti in cui questa afasia si manifesta. Spesso presentata come universale, può invece produrre e riproporre forme di dominio, di subalternità e di oggettivazione, soprattutto quando non si interrogano i presupposti storici, sociali e politici.
Allora, come cambia il nostro sguardo sulla cura se la riconosciamo come situata, attraversata da relazioni di potere e da storie rimosse? Come affrontiamo quel prurito concettuale quando prendiamo consapevolezza delle dinamiche che ne stanno alla base?