Festival dei matti
XV edizione
22/25 maggio 2025
Conflitti distratti. Là dove non stiamo
Da dove nascono i conflitti? Nascono davvero? Cosa ne facciamo? Quale senso racchiudono e come ne siamo implicati? Conflitto, solo per una riduzione semantica sommaria, sta per urto, scontro, guerra, distruzione e la sua abolizione per armonia, pace, vita. C’è un senso più remoto e radicale della parola, qualcosa che ha a che fare con le contraddizioni che ci costituiscono, con le diversità, con i corpi, con la complessità dell’esistenza. Con l’altra faccia della luna. Distrarre i conflitti, non attraversarli, spingerli nelle periferie delle nostre narrazioni collettive come vorrebbero l’azione politica, terapeutica e pedagogica, ci condanna ad esserne sempre e comunque sequestrati, in un gorgo di violenza senza fine. Ci chiederemo allora come sottrarci a tali spinte, quali resistenze e diserzioni occorrano per smontare questa normalità asfittica e feroce, per rianimare le inquietudini sedate, per tornare ad abitare i conflitti distratti.
Prenderemo il via dalla scena che arriva di solito alla fine, la vecchiaia esiliata, spostata dallo spazio condiviso in zone riservate al riposo prescritto e senza scampo. Chiamate “case” anche se i vecchi lì dentro sono soltanto “ospiti” di padroni sconosciuti e leggi scritte altrove. Nell’incontro Vecchi da legare. I conflitti muti e immobili nelle residenze per anziani, il 22 maggio dalle 17 nell’Auditorium di M9 Museo del ‘900, parleremo di lacci, spondine, psicofarmaci, dispositivi per legare e ammutolire il declino della vita, ingombrante smentita al mondo dell’efficienza senza limiti, della bellezza inossidabile, di un tempo a cui è vietato di passare. Ma anche della possibilità di immaginare e praticare la differenza. Con Claudia Antonangeli ci saranno Antonio Esposito autore di Come Cristo in croce, Stefano Cecconi segretario nazionale dello Spi CGIL e Sara Gioia e Stefania Maffeiz dell’RSA Accorsi di Legnano.
Sono poveri cristi i nostri vecchi, lo sono gli straccioni, i senza tetto, i senza documenti, quelli dei legami fatti a pezzi, delle briciole disperse, delle lacrime seccate. Poveri cristi sono i rumorosi protagonisti dell’ultimo omonimo libro di Ascanio Celestini che sarà con noi, dialogando con Alessia Mongelli e Gianfranco Rizzetto, la sera del 22 maggio, dalle 21,00, a raccontare le loro esistenze rattoppate: uomini e donne le cui storie storte e senza Storia abitano spazi di risulta come contraddizioni spinte fuori luogo, conflitti occultati all’ombra del buon senso che qui, dal basso, ci chiedono di non passare oltre e di interrogarci su quel che ancora manca a troppe orazioni civili, a troppi documenti politici. Valentina Ruzzi e Leopoldo Fox-Zampiccoli leggeranno alcuni estratti del libro e racconteremo anche la storia di Wissem Ben Abdel Latif, un povero cristo morto legato ad un letto di un reparto psichiatrico “con lo Stato tutto addosso”.
Sarà l’Accademia di Belle Arti di Venezia ad ospitare la seconda giornata del Festival, il 23 maggio, a partire dalla mattina alle 11.00 con i saluti della prof.ssa Silvia Cogo,e con la prima “Visual Assembly” (riservata a una classe del liceo artistico Marco Polo), laboratorio democratico e creativo che prova a immaginare nuovi modi di organizzare le nostre reti sociali interpellando i desideri di chi di solito non viene interpellato su come prendersi cura dei conflitti, delle nostre differenze, dei salti logici, degli scarti tra diversi mondi. Un progetto nato a Londra durante la pandemia, dal dialogo tra l’antropologo David Greaber e l’artista Nika Dubrovsky, la quale sarà ospite del Festival e realizzerà altre due Visual Assembly aperte a tutti sabato e domenica. Il pomeriggio del venerdì, alle ore 18, nell’incontro con Liliana Fracasso docente dell’Accademia di Belle Arti, Nika Dubrovsky ce ne racconterà la genesi e le traiettorie.
Nel pomeriggio alle 17 ancora studentesse e studenti dell’Accademia di Belle Arti e di Ca’ Foscari, protagonisti del laboratorio esperienziale intorno al confine tra follia e normalità “Ma siamo matti?” metteranno in scena il lavoro collettivo che ne è nato, frutto del confronto tra le loro diverse esperienze, inclinazioni, desideri e formazioni.
La sera del 23 maggio, dalle 20.30, l’appuntamento attesissimo Ancora uomini e topi, conflitti senza scampo, un dialogo con Roberta De Monticelli, filosofa e autrice di Umanità violata. La Palestina e l’inferno della ragione e Marco Tarquinio, già Direttore di Avvenire e Europarlamentare, condotto da Leopoldo Fox-Zampiccoli e Francesco Vacchiano, antropologo dell’ Università Ca’ Foscari. Con loro ci interrogheremo sull’apocalisse tollerata, sul diritto di annientare in nome di un diritto, sul mito dell’azzeramento del conflitto con la distruzione dell’altro che lo rende necessario. Entreremo poi dall’altra parte della scena, con la proiezione del documentario premio Oscar No Other Land, a guardare lo scontro in carne e ossa, l’aberrazione della “giusta” distruzione, l’attentato catastrofico ai legami, ai riconoscimenti, al contratto sociale. Ma anche la loro possibile sopravvivenza nella resistenza del dissenso, nel coraggio della diserzione.
Sabato 24 maggio ci spostiamo al Teatrino di Palazzo Grassi che ospiterà le ultime due giornate del Festival. Ad aprire i battenti l’assemblea Controffensive. Il conflitto sociale come strumento di democrazia che metterà a confronto Miguel Benasayag, filosofo e psicoanalista, amico e da quest’anno anche membro del comitato scientifico del Festival, con la Clinica Popolare Azadî di Padova, il Gruppo Nonostante il Caos di Alessandria e le associazioni Zenobia e Festival dei Matti di Venezia. Un dialogo e una riflessione su ciò che può accadere quando ricominciamo a prendere sulla scena, ad agire e pensare insieme senza chiedere permesso, fuori dalle righe, dalle griglie delle discipline e dalle trappole dell’ovvio. Perché dal basso e pur minoritari, si può far inceppare l’ordine del mondo e vacillare la tirannia della normalità.
Il pomeriggio, dopo la seconda Visual Assembly, alle 15.30 saranno il pensiero e il lavoro di Franca Ongaro Basaglia a prendere parola nell’incontro Elogio del conflitto con Massimo Cirri e Anna Poma in dialogo con Stella Goulart e Ernesto Venturini del CIAO, Centro de Estudos Ítalo-brasileiro Franca e Franco Basaglia, autori di un libro a lei dedicato insieme a Gisella Trincas, Presidente Unasam. Nodo cruciale di riflessioni tanto spiazzanti quanto attuali, il conflitto in Franca Ongaro Basaglia è spazio dialettico e politico fondamentale, necessario ad abitare le contraddizioni di cui sono fatti le società, i legami, i generi, le singolarità, la storia e la cultura. Il suo evitamento al contrario ha in serbo l’omologazione, l’azzeramento delle differenze, la pietrificazione dei dati di fatto, il mondo che non cambia.
Ancora alle parole di Franca Ongaro Basaglia, insieme a quelle di Susan Sontag, dalle 17.00, darà la voce Patricia Zanco, imbastendo tra loro un “dialogo impossibile” sui conflitti “distratti” tra malattia e normalità, donna e uomo, invalidazione e soggettivazione, immagini e pensiero.
Subito dopo, alle 18, potremo assistere alla proiezione di Noi siamo gli errori che permettono la vostra intelligenza, film documentario che ripercorre la storia dell’Accademia della Follia, compagnia teatrale triestina di “attori a rischio”, amica del festival e protagonista di varie sue edizioni. “Se il disagio sociale è denuncia di una vita impossibile, il teatro è un progetto anticorpo, diventa allusione ad una vita altra, dove altri sono i rapporti fra gli uomini”. La storia del conflitto di istituzioni interne ed esterne, di normalità e follia, di poesia e scienza, contraddizioni incarnate nei corpi e nei legami che in quel progetto frantumano ogni nostro muro. Presenti in sala la regista Erika Rossi insieme a Cinzia Quintiliani co-fondatrice dell’Accademia della Follia.
A chiudere l’intensa giornata di sabato sarà l’incontro Attraversare i conflitti con Miguel Benasayag e Thomas Emmenegger, “tecnici del sapere pratico” ad interrogarsi, con Anna Poma e Claudia Antonangeli, su ciò che chiamiamo “cura” e ciò che chiamiamo “malattia”, sulle radici e le mire dei nostri trattamenti terapeutici. Sulla natura di dispositivi biopolitici che pretendono di addomesticare e “gestire” il dolore di contraddizioni negate, di invalidazioni segregate e assistite, di esclusione programmatica, di legami recisi, di guerre mascherate. Su altre cure e altre malattie.
La mattina di domenica 25 maggio, sempre al Teatrino di Palazzo Grassi, due importanti appuntamenti: L’altra faccia della luna: Alessia Mongelli, Anna Poma e Valentina Ruzzi incontreranno Barbara Buoso autrice di Padre terra, un romanzo di formazione che racconta la violenza delle appartenenze negate, dei conflitti che non si possono attraversare, di legami che stringono gli orizzonti talvolta facendoli sparire talaltra ritrovandoli nei solchi della terra, come semine di possibili ancora da inventare.
Il secondo incontro, I corpi come spazio del conflitto, ritornerà al tema della violenza istituzionale su corpi ed esistenze che non possono sottrarsi alla sua presa: quelli di matti, vecchi, migranti, disabili, devianti. Parleranno le storie e le testimonianze di persone oltraggiate e violate da politiche securitarie mascherate da interventi terapeutici e oscurantismo spacciato per neutralità scientifica, a partire dal libro Come Cristo in croce di Antonio Esposito con Anna Poma, Ludovica Scarpa, Gisella Trincas Presidente nazionale UNASAM e Paola Zanus Psichiatra Direttrice CSM Alto Isontino .
L’ultima giornata del festival proseguirà al pomeriggio con l’appuntamento Controintuizioni. Per un’ecologia del conflitto prendendo le mosse dal libro di Alessandro Raveggi, Continuate in ciò che è giusto. Storia di Alexander Langer, appena uscito da Bompiani. L’incontro, organizzato in collaborazione con “Incroci di civiltà-Writers in conversation”, vedrà dialogare con Raveggi, Leo Fox Zampiccoli, Flavio Gregori, direttore di Incroci di Civiltà, il poeta Gianni Montieri e lo scrittore Giordano Meacci. Ci si chiederà, a partire da ciò che è stata ed evoca la vita di Alexander Langer, “circumnavigata” dal romanzo, come sia possibile attraversare i conflitti (intimi, relazionali, sociali, ambientali, culturali) nella non violenza in vista di un altro possibile futuro.
Nell’ultimo incontro, Disconosciuti. Conflitti a distanza d’offesa, Isabella Gatti, Gianfranco Rizzetto e Valentina Ruzzi dialogheranno con Francesco Della Puppa autore dell’omonimo graphic novel, Chiara Roverso avvocato del Foro di Padova e Yared Afewoski mediatore culturale, saranno in primo piano le vite dei sans-papiers, di quelli che stanno sospesi nei buchi del diritto e prendono casa nel disconoscimento, che talvolta il riconoscimento significa perdita maggiore. Queste vite a servizio che facciamo sparire, proprio come i conflitti che spingiamo fuori bordo, nel fondo del mare, nelle retrovie della coscienza.
Infine, in campo, gran finale in musica con il cantautore veneziano Scaramuzza. Perché è da matti non smetter comunque di ballare.
