Libera Scuola del Festival dei Matti-secondo incontro. Spiare attraverso il cinema Il trauma dei legami tra memoria, psichiatria e politica. Sabato 25 e domenica 26 ottobre 2025, M9 Museo del novecento, Mestre

 

 

sabato 25 e domenica 26 ottobre
Spiare attraverso il cinema
Il trauma dei legami tra memoria, psichiatria e politica
con Pierangelo Di Vittorio

I film sono disseminati di indizi involontari che aspettano solo di essere decifrati. Non li vediamo, nonostante li abbiamo sotto gli occhi, o forse proprio per questo. Nella Lettera rubata di E. A. Poe, il detective Auguste Dupin escogita uno stratagemma per scovare un documento compromettente nascosto in piena vista. Allo stesso modo, indossando un particolare tipo di occhiali, è possibile aprire lo scrigno cinematografico, per metterci sulle tracce dei problemi che, in modo spesso silenzioso o inconsapevole, affliggono la nostra attualità.

Film per il largo pubblico, di solito etichettati come horror, possono rivelare la “verità” delle guerre o delle migrazioni? In particolare, come filtrano attraverso la pellicola i traumi connessi con la distruzione dei legami sociali? Esiste un nesso tra la ricerca di sensazioni forti, quali l’angoscia e il terrore, e l’insensibilità diffusa che sembra regnare nelle nostre società? E ancora, c’è una differenza nel modo in cui il registro horror è utilizzato nei diversi contesti culturali?

Usati come un’inedita porta di accesso alla realtà, i film permettono di condividere domande e riflessioni sui grandi temi del nostro tempo, superando la divisione tra saperi accademici e cultura popolare.

I Worktable sono tavoli “orali” dove si mescolano film, saggi, romanzi, fumetti, pubblicità, coinvolgendo i partecipanti in un gioco della cultura finalizzato a creare comunità temporanee di ricerca. L’accostamento di questi materiali eterogenei, considerati tutti come semplici “documenti”, abbatte gli steccati disciplinari e sospende le gerarchie tra sapere accademico e cultura popolare, valorizzando le esperienze personali dei partecipanti grazie al confronto reciproco e al dialogo. Il montaggio di questi frammenti disparati crea continui sbalzi di tensione, che accendono il pensiero nutrendo l’atteggiamento critico e creativo.

Immersi in un ambiente multimediale, i partecipanti accolgono l’emergenza di domande e riflessioni grazie all’intervallo che si apre nel gioco costante tra immagini e parole: questa dimensione interstiziale fa “girare a vuoto” il pensiero, sospende le evidenze e permette di riscoprire collettivamente la realtà, grazie a una produzione inedita di “senso”.

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