Nel primo incontro della Libera Scuola del Festival dei Matti ci interrogheremo insieme a Miguel Benasayag sulla crisi strutturale del nostro tempo la cui complessità rende paradossali le strategie teoriche e pratiche finora escogitate per fronteggiarla. Tanto sul piano collettivo che su quello personale siamo intrappolati in ideologie tristi, solitudini profonde, modelli di funzionalità pervasivi e schiaccianti, sofferenze senza apparente via di scampo e a un agire che finisce per rinforzare la crisi a cui vorrebbe contrapporsi. Quali forme assume oggi la sofferenza del mondo e dei suoi abitanti? Come fare a prendercene cura? Cosa occorre per generare legami resistenti e un agire comune di concreta controffensiva?
“Ciò che oggi chiamiamo crisi dell’Occidente corrisponde alla deflagrazione del dispositivo binario che oppone l’uomo- soggetto cartesiano, signore e proprietario della natura, a un mondo-oggetto. Il crollo di questa visione del cosmo ed il suo asse centrale – il senso della storia che orientava i nostri atti verso un futuro promessa- ci mette ormai di fronte a una dispersione radicale. Là dove la modernità percepiva dei processi convergenti leggibili e governabili dalla razionalità, noi non incontriamo che una molteplicità di parti slegate, senza il tutto. Di fronte a questa disconnessione, si moltiplicano coloro che pretendono di instaurare un nuovo ordine sociale, i tecnocrati della Silicon Valley, i fondamentalismi identitari o religiosi, le tribù postmoderne sino allo stesso individuo, erede dell’ individualismo ormai vuoto di senso che la modernità gli conferisce. Tutto accade come se fossimo condannati a scegliere tra un nichilismo individualista e una nuova metafisica della promessa In questo contesto l’obiettivo può riassumersi così: cercare una nuova terraferma che permetta di strutturare un agire e quindi una realtà che sfugga a queste due impasse, è necessario, secondo noi, cercare questo punto di ancoraggio, questo luogo dove atterrare, in un pensiero della “situazione” capace di evitare contemporaneamente l’astrazione dell’universale astratto e il realismo riduzionista. Tenteremo quindi di delineare i contorni di ciò che chiamiamo oggi “situazione” perché questo concetto resta privo di una teoria veritiera che ne stabilisca i fondamenti e il nesso unificante; per parafrasare Sant’Agostino se ciascuno sa intuitivamente ciò che è una situazione, questa evidenza arretra allorché ne interroghiamo l’essere stesso.
