Racconti matti 8#Che fine ha fatto Paul Grappe?

Suzanne 1925, signiertes Foto aus dem Album von Paul Grappe, aufgenommen in Paris Suzanne 1925, signiertes Foto aus dem Album von Paul Grappe, aufgenommen in Paris.

da Poetarum Silva

 Che fine ha fatto Paul Grappe? di @Antonio Paolacci,

Pochi anni fa, a Parigi, il direttore del Centre national de la recherche scientifique – un certo Fabrice Virgili – stava spulciando gli archivi in cerca di vecchi casi di omicidio. Gli servivano dati per scrivere un articolo sulla violenza coniugale.
Tra gli atti processuali del secolo scorso, nella marea di fascicoli, si imbatté nella vicenda di un uomo che era stato freddato dalla moglie a revolverate il 28 luglio del 1928. Subito, Virgili si accorse che non si trattava di un omicidio ordinario. Più leggeva le testimonianze, più si rendeva conto di trovarsi di fronte a una storia singolare, inspiegabilmente dimenticata. Così Virgili decise di saperne di più e iniziò a indagare. Era il 2009. Ma noi cominciamo a raccontarla dal principio.

Parigi, 1911. Sta per finire la Belle Époque, anche se nessuno ancora può saperlo. In un clima di crescita economica e tecnica, due giovani si sposano. Lui si chiama Paul Grappe, lei Louise Landy. Credono di avere un futuro radioso davanti e Paul è un ragazzo vitale e inarrestabile: frequenta corsi di musica, di nuoto, di equitazione e scherma, studia con caparbietà per diventare ottico e intanto lavora come può. Quando viene arruolato, si fa assegnare ai bastioni di Parigi, per non allontanarsi dalla moglie. Ma di lì a poco scoppia la Guerra e Paul deve partire per il fronte. È l’agosto del 1914. La guerra è un inferno: il giovane si ritrova in una delle sue fasi più sanguinose. Poche settimane dopo viene ferito a una gamba. A ottobre, una volta guarito, viene rispedito senza tante scuse in trincea. E piomba di nuovo nell’inferno. Ma Paul Grappe non ci sta. Così prende un coltello e si trancia di netto l’indice destro. Via, si dice. Via da qui. A qualunque costo.

Lo trasferiscono a Chartres dove, stranamente, il suo dito non guarisce. Ogni volta che la ferita sta per cicatrizzarsi, Paul la riapre. Non se ne parla, dice a se stesso. Laggiù io non ci torno. Ma il trucco non può durare. Nell’aprile del 1915, i superiori si accorgono della convalescenza prolungata e gli intimano di tornare al fronte. Paul Grappe non ne ha la minima intenzione.
Esce dall’ospedale. Cammina dritto verso la stazione e prende il primo treno per Parigi. È un disertore, adesso. Rischia l’incarcerazione a vita. Deve scappare e dovrà farlo forse per sempre. Non sarà facile, anche perché l’esercito francese ha un impellente bisogno di uomini, in questa fase cruciale della guerra, e da mesi ha moltiplicato gli sforzi per cercare i disertori.
Li trovano infatti quasi tutti. Lui no. Perché, a partire da questo momento, Paul Grappe sembra letteralmente scomparso nel nulla.

Le ultime informazioni lo danno su un treno per Parigi, per cui le guardie fanno irruzione nel suo appartamento tre volte, senza risultati. Si appostano di notte nella via sotto casa, al numero 34 di Rue de Bagnolet. Pedinano la moglie Louise. Ma di Paul niente, non c’è traccia. In molti iniziano a chiedersi che fine abbia fatto. Chi lo conosceva sa che il giovane non è il tipo da stersene nascosto in un buco. Ama la gente, le passeggiate, la vita. E ama sua moglie, moltissimo. Tanto quanto lei ama lui. Louise, da parte sua, ora è costretta a lavorare. Trova un impiego in un’azienda che produce materiali scolastici e, probabilmente per dimezzare le spese, divide l’appartamento con una certa Suzanne Landgard, che invece lavora in una sartoria. Passano i mesi e niente cambia. Louise sembra rassegnata a una vita senza marito, lega sempre di più con la coinquilina Suzanne, inizia a uscire con lei in cerca di divertimento.

Le due donne tagliano i capelli corti, indossano i pantaloni. A Parigi, in questi anni, è una moda che circola tra le ragazze. Sono due tipiche garçonnes parigine. Suzanne, però, fa parlare di sé. È maliziosa, forse un po’ troppo disinvolta, dicono i vicini. La portinaia la vede uscire da sola di sera, rientrare a notte fonda. Poi le chiacchiere corrono e in breve tempo si sparge la voce: Suzanne, l’amica di Louise, frequenta il Bois de Boulogne, il parco degli incontri trasgressivi, dove la ragazza sta diventando una specie di celebrità. In poco tempo, colleziona amanti e storie passionali, tanto che la sua vita libertina sembra affascinare anche Louise. E infatti la portinaia le vede uscire insieme troppo spesso: Louise e Suzanne passeggiano per Parigi tra fischi e ammiccamenti, gomitate e pettegolezzi degli uomini.

Sono una coppia, dicono tutti. Lesbiche. Ed è forse per questa ragione che, alla fine della guerra, partono insieme per un lungo viaggio: secondo alcuni, Louise teme il ritorno del marito disertore. Per cui va via: in Spagna prima, nei Paesi Bassi poi. Sempre con la sua ormai inseparabile amica Suzanne. Restano nei Paesi Bassi fino a che Parigi entra nei cosiddetti “anni folli”: la città, come tutta la nazione, vuole dimenticare la guerra e lo fa esaltando la modernità, il divertimento sfrenato, i piaceri. Louise e Suzanne rientrano a Parigi nel 1922, aderendo in pieno al clima che le circonda. Suzanne diventa una delle “regine” del Bois, i suoi annunci ambigui sono sui giornali. Nel 1923 è fra le prime donne a saltare con il paracadute. Louise non riesce a starle dietro, tanto che un giorno Suzanne le urla in faccia: “Non mi arrivi alla caviglia, mia cara, io sono raffinata, voglio uscire da questa massa, questa massa bruta che va a lavorare al mattino come gli schiavi e torna a casa la sera”. Suzanne è un pericolo per Louise, dicono tutti. Ci fosse suo marito, probabilmente la salverebbe.

E, a gennaio del 1924, la cosa sembra possibile: il governo concede l’amnistia ai disertori. Per cui ora, finalmente, Paul Grappe non è più un clandestino e, se è ancora vivo, può tornare a casa da uomo libero. La mattina stessa della notizia, la portinaia vede Suzanne sulle scale. Ma c’è qualcosa di strano in lei. Suzanne scende i gradini a testa alta, vestita alla maschile come sempre, ma stavolta in modo decisamente esagerato. I suoi, adesso, sono veri e propri abiti da uomo, i capelli sono ancora più corti, pettinati all’indietro, e non c’è un filo di trucco sul suo viso. La portinaia le parla sdegnata: “Madame Suzanne!”, dice, “state esagerando, adesso! Siete diventata matta?” “Non sono Suzanne”, è la risposta che arriva dalle scale, pronunciata con voce bassa. “Sono Paul Grappe e vado a dichiararmi disertore per l’amnistia.”

Era così, era sempre stato così. Suzanne era lui. E lui era Suzanne, da nove anni. Fin dal 1915, Paul Grappe si era nascosto all’esercito nel modo più sicuro di tutti: mostrandosi alla luce del sole in compagnia della moglie, vivendo a casa sua, dormendo nel proprio letto. Solo, aveva iniziato a indossare abiti femminili e creato il personaggio di Suzanne.

Il caso apparve subito sui giornali, ma con molto meno risalto di quanto Paul stesso si aspettasse. In tutti quegli anni, esaltato dai risultati del suo camuffamento, Paul si era convinto che all’amnistia sarebbe diventato una celebrità. Ma si sbagliava. Tentò di fare l’attore. Iniziò a distribuire fotografie autografate. Ingaggiò un agente. Ma niente di quanto si aspettava successe.

Anzi, paradossalmente fu allora che iniziarono i suoi problemi. A causa della sua ormai assodata ambiguità sessuale, Paul non riuscì a trovare più lavoro. Lui e Louise vennero sfrattati dall’appartamento e discriminati da chiunque. Col passare del tempo, la frustrazione e le speranze deluse, l’uomo si ritrovò a bere nei bar parigini, dove lo si vedeva spesso ubriaco e disperato, mentre distribuiva foto autografe e raccontava la sua storia inverosimile. Senza nessun lavoro, mantenuto di fatto da Louise, Paul iniziò a spendere tutti i soldi della moglie in bevute disperate, indebitandosi e innescando un meccanismo destinato a portare la coppia al disastro. Quando Louise rimase incinta, Paul ci provò: prima a smettere di bere, poi a trovare un lavoro decente. Ma la disperazione e il dolore avevano ormai distrutto la coppia, e una notte tutto sfociò nella violenza peggiore.

Un litigio terribile, con urla, schiaffi, minacce al bambino. Un litigio che finì in tragedia. Louise piantò due pallottole nella testa di Paul e andò a costituirsi quella notte stessa. Era il 28 luglio del 1928. Il processo fu seguito dai giornali, ma nel giro di pochi anni sparì dalle cronache. Louise Landy fu dichiarata innocente, per via di una serie di attenuanti e in nome della legittima difesa. Di lei non si sa altro, tranne la data di morte, avvenuta nel 1981.

La storia di Paul Grappe è poi caduta nel dimenticatoio fino al 2009, quando il direttore del CNRS Fabrice Virgili ci si è imbattuto e l’ha ricostruita, per raccontarla nel libro La garçonne et l’assassin, uscito in Francia nel 2011 per Les Éditions Payot. Nel 2014 Chloé Cruchaudet ne ha tratto un romanzo grafico, tradotto in Italia con il titolo Poco raccomandabile e edito da Coconino Press. E in Italia, proprio quest’anno, ne è nato lo spettacolo teatrale Suzanne, scritto da Lorenzo Garzo per la regia Cesar Brie, con Tamara Balducci, Giacomo Ferraù e Linda Gennari, che debutterà a maggio 2017.

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© Antonio Paolacci

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Nota questa storia è stata pubblicata nel novembre 2016 su ArchivioRoncacci,

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