Presentazione

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“.. non so cos’è la follia. Potrebbe essere tutto o niente. E’ una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia. Invece questa società accetta la follia come parte della ragione, e quindi la fa diventare ragione attraverso una scienza che s’incarica di eliminarla (..) il problema è come disfare questo nodo, come andare al di là della “follia istituzionale” e riconoscere la follia là dove essa ha origine, cioè nella vita”.

Franco Basaglia, Conferenze brasiliane

 

 

Siamo partiti da qui. Da questo non sapere e da questa presenza.

Il non sapere è una scelta di campo, una dichiarazione d’intenti. Come dire: non ci convincono le definizioni della follia, gli sguardi e le parole che s’ingegnano ad oggettivarla, a rinchiuderla nelle spiegazioni e nei discorsi finiti. A metterla al di là del muro.

La presenza è un’esperienza – per lo più misconosciuta, negata, dimenticata, e tuttavia comune – che in vari modi ci riguarda, e che ha a che fare con il nostro essere diversi, ognuno da se stesso, ognuno da tutti gli altri.

Siamo partiti da qui. Dalle storie e dalle biografie: quelle sghembe e quelle troppo dritte, quelle che implodono e quelle che esplodono. Storie di tutti e di ciascuno. Storie di matti, per poco o per tanto, gioco o serietà, ventura o sventura. Facciamo un Festival per provare a scardinare il tabù della follia e lanciare la sfida culturale di un’inclusione che prenda le mosse dallo smontaggio dei confini. Tecnici, disciplinari, politici.

Filosofia, letteratura, arte a convegno per sforzarsi di sostare in questa contraddizione che appartiene all’uomo – tra le contraddizioni umane, la più sfuggente, la più spiazzante – e raccontarci che cosa apprendono da questo stare, come se ne nutrono. Se possa esserci una prossimità virtuosa tra dolore e creatività, tra smarrimento e dissidenza, tra diversità e comunanza. A quali condizioni Con quale linguaggio. Parlando a chi.

Il Festival dei Matti, che giunge quest’anno alla sua sesta edizione, è un’iniziativa culturale, pensata per riportare la “follia” al centro di una riflessione seria e interdisciplinare che ne valorizzi le potenzialità creative e comunicative, riconoscendone le componenti vitali, quotidianamente rimosse, nella vita di ciascuno di noi.

Il Festival si articola in alcune giornate di incontri, dibattiti, laboratori, spettacoli per dare voce a quella condizione che chiamiamo follia.. Così persone che hanno vissuto l’esperienza e persone che l’hanno soltanto lambita, cittadini comuni e personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura, giornalisti, registi, filosofi, artisti s’incontrano per parlare di questo, rappresentarlo, restituirgli valore.

Obiettivi:

  • costruire un contesto culturale in cui diversi linguaggi (del teatro, della musica, della scrittura e delle arti figurative) che si misurano con quest’esperienza trovino ospitalità e visibilità in una cornice riconoscibile.
  • rimescolare le carte, smontare tabù e diffidenza, riconoscere l’abisso che ci abita come campo familiare, possibile ponte alla follia dell’”altro”.
  • produrre forme di comunicazione innovative ed efficaci su questi temi
  • offrire un’opportunità di formazione e di lavoro a persone che hanno vissuto l’esperienza della sofferenza mentale nella convinzione che questo coinvolgimento induca percorsi virtuosi di emancipazione per tutti.

Nel 2009 abbiamo scelto di costruire uno scenario inedito, non connotato in senso tecnico e specialistico e nemmeno separato. Ad oggi possiamo dire che l’interesse e la partecipazione incontrate nelle cinque edizioni del Festival sono andate al di là delle nostre migliori aspettative, convincendoci dell’esistenza di un bisogno diffuso di informazione e di conoscenza che rifugga i luoghi classici del discorso sulla salute  mentale, di norma destinati ad un pubblico “ esperto”, o comunque passivo nell’accogliere un sapere precostituito, spesso incapace di misurarsi con le proprie criticità e i propri punti di rottura specie in un confronto con i soggetti di cui parla.

Smontare la convinzione che esistano linee di demarcazione rigide tra “normale” e “patologico” e riformulare traiettorie attraverso l’incontro tra punti di vista di solito ignari l’uno dell’altro, questo è il senso del nostro lavoro.

Con il Festival abbiamo rilevato la persistenza di drammatici pregiudizi intorno  ai “matti” , riflesso inequivocabile dell’ appannarsi delle pratiche psichiatriche in molti luoghi in Italia e sul nostro territorio in particolare, nonostante la rivoluzione culturale che ha regalato al nostro paese la migliore legislazione del mondo in materia d salute mentale. La percezione pubblica riflette ancora la povertà e la chiusura di luoghi, risorse, risposte da parte di servizi troppo spesso lesivi dei diritti e molto distanti dallo spirito della riforma. Il nostro desiderio oggi è che il festival si trasformi,  grazie al coinvolgimento di soggetti plurimi- scuole, università, istituzioni culturali che operano nel mondo dell’arte, associazioni che si battono per “il diritto di avere diritti”- in un’impresa culturale condivisa capace di modificare quella percezione attraverso  nuove parole, sguardi,  esperienze , attrezzi utili a restituire cittadinanza alla follia.

  

Il Festival dei Matti ha ripetutamente ricevuto come premio di rappresentanza una medaglia dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Il Festival ha ricevuto attenzione dalla stampa locale e nazionale e ottenuto servizi su settimanali ed emittenti radiofoniche di prestigio.

Hanno collaborato o collaborano con noi:


Alfabeti Emotivi
, Caligola, Comitato stopopg, Forum Salute Mentale, Fondazione Franca e Franco Basaglia, Mpg cultura, Università di Cà Foscari, Sherwood.it, Camst, CGIL (veneto), Ateneo Veneto, Fondazione Banca Santo Stefano, Future Centre Telecom Italia, I.R.E. Venezia, Abbav, Hotel  Cà Sagredo, Hotel Amedeus, Hotel Papadopoli, Hotel Principe, Scuola Grande di San Teodoro, Teatro Goldoni, Regione del Veneto, Provincia di Venezia, Iuav, Auditorium Santa Margherita, Formattart, Comune di Venezia Assessorato Attività Culturale, Venezia Marketing Eventi, Hellovenezia, Chorus Venezia, Abbav, Il Grillo cooperativa sociale, Basilica dei Frari, Fondazione Claudio Buziol, Cooperativa Socioculturale, Replay, Cinema Giorgione, Chiesa di San Stae, Sala San Leonardo, San Servolo Servizi Metropolitani, Nono Risorto, Fondazione Svizzera per la cultura Prohelvetia, Le città in festa, Coop Alleanza 3.0

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